Il sardo è una lingua neolatina autonoma appartenente al gruppo delle lingue indo-europee, considerata la più conservativa tra le lingue derivanti dal latino.
Ai tempi di Giulio Cesare, un cittadino romano, prima di partire per un breve viaggio, avrebbe molto probabilmente chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia dicendo «pone mihi tres panes in bertula»; esattamente la stessa frase è attualmente ancora utilizzata in sardo per chiedere la stessa cosa. Il sardo è infatti la lingua neo-latina che più di tutte contiene frasi ancora interamente latine.
Questa versione, unanimemente accettata, è secondo alcuni studiosi totalmente falsa. Il sardo infatti esisteva da millenni prima della comparsa del latino ed era, secondo gli studi di Giovanni Semerano, direttamente legato all' accadico e al sumerico, come il Basco. La lingua latina (come la cultura, la tecnologia, la religione), per stessa ammissione degli stessi romani, derivava da quella etrusca che a sua volta, sebbene su questo punto gli studiosi "ufficiali" siano sempre molto abbottonati, deriverebbe da quella sarda. Prova ne siano i reperti sardi nelle tombe etrusche e la chiarissima frase di Festo: "Reges soliti sunt esse Etruscorum qui Sardi appellantur" (Solitamente i re degli Etruschi sono coloro che vengono chiamati Sardi). Ne deriverebbe che il latino è una lingua neosarda e non il contrario. Tutte le varianti che sono potute derivare dall' introduzione del latino in terra sarda non avrebbero mai potuto sostituire in toto la lingua vecchia e soprattutto "creare" un nuovo sardo neolatino.
Parlata ovunque nell' isola, sono unanimemente riconosciute dai glottologi due macro-varianti (gruppi) non ancora unificate:
* A nord il Logudorese (costituisce il tipo più caratteristico e conservativo) comprendente le parlate del Logudoro e del Nuorese. Il dialetto nuorese, nonostante sia di tipo logudorese, si caratterizza per maggiore arcaicità e purezza rispetto al logudorese comune e per questo motivo viene talvolta trattato come una variante autonoma.
* A sud il Campidanese, influenzato come in altre parti dell' isola dal catalano e dall' antico toscano, specie nel cosiddetto casteddaio, gergo della provincia, presenta vocaboli di matrice fenicio-punica ed è parlato nell' intero meridione dell' isola. Esso costituisce la variante più diffusa.
Il sardo, oltre che in queste 2 varianti, è frammentato in una certa quantità di dialetti (sono state individuate 67 varietà interne, corrispondenti a variazioni fonetiche e lessicali) che però non ne impediscono la comprensione reciproca all' interno di ciascun gruppo.
I dialetti gallurese e turritano, di tipo còrso, appartengono linguisticamente al gruppo dei dialetti italiani e non sono dunque a rigore linguisticamente ascrivibili alla lingua sarda se non geograficamente e per varie influenze lessicali. Il gallurese è particolarmente affine ai dialetti del sud della Corsica e conosciuto dai linguisti anche col nome di còrso-gallurese. E' possibile però un discorso inverso, viste le migrazioni di Sardi verso il sud della Corsica, specie i banditi, per sfuggire alle leggi savoiarde, e di conseguenza la diffusione del sardo lungo le coste corse.
Ad Alghero è parlato un dialetto della lingua catalana (algherese). Nelle isole del Sulcis, a Calasetta e Carloforte, è parlato un dialetto di tipo ligure arcaico (tabarchino) portatovi dai coloni di origine genovese esiliati dall' isola di Tabarka (Tunisia) nel XVIII secolo. Ad Arborea (già Mussolinia di Sardegna) si parla ancora un dialetto veneto da una parte della popolazione, importato dai coloni arrivati durante l' opera di bonifica nel ventennio fascista. A Isili è inoltre in via di estinzione il gergo di origine zingara dei ramai ambulanti locali (Romaniska);
Sono tutte lingue romanze derivate dal latino e dai precedenti substrati preistorici, e appartenenti alla famiglia delle lingue indo-europee. Più di un milione e mezzo di Sardi parlano una di queste lingue, che dopo l' italiano sono le lingue più parlate in Italia. Nell' ambito delle iniziative per l' ufficializzazione dell' uso della lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni delle varianti logudorese, nuorese, e campidanese. Nell' aprile del 2006 la Limba Sarda Comuna è diventata lingua ufficiale dell' amministrazione regionale sarda.
La popolazione sarda appartiene a un gruppo di genti mediterranee arrivate in Sardegna attraverso varie migrazioni. l' isolamento millenario e le difficili condizioni ambientali - dovute a malattie come la malaria - hanno generato nel tempo particolari caratteristiche antropologiche. Queste caratteristiche somato-psichiche si sono sviluppate attraverso i millenni e, per le note vicende preistoriche e storiche, sono dovute oltre che alla marcata insularità, anche alla consanguineità e a originali costumi ed usi propri. Per queste ragioni i Sardi ed i Corsi si differenziano non solo dagli altri europei, ma anche dai vari gruppi mediterranei, ad eccezione dei Baschi, insieme ai quali sono tra le popolazioni più omogenee d'Europa, nonostante le dominazioni succedutesi nel corso dei secoli.
Tale omogeneità non è comunque la stessa su tutto il territorio dell' Isola, ma si distinguono chiaramente vari gruppi, in ognuno dei quali gli individui che ne fanno parte presentano una frequenza di caratteri ereditari ed ambientali simili. Le principali varianti sono quella settentrionale e quella centro meridionale. Questa differenziazione risale all' epoca neolitica (circa 5.000 anni fa), ed è continuata nell' eneolitico e nel periodo nuragico, fino ai nostri giorni. Su una popolazione mediterranea, ma pre-indoeuropea per la lingua (come è stato dimostrato dal glottologo L. Wagner), si sono avute infiltrazioni provenienti dall' Eurasia.
I Protosardi hanno lasciato dunque una chiara eredità genetica che si riscontra nelle caratteristiche antropologiche e sociali delle attuali popolazioni. Alcune di queste caratteristiche sono:
* prevalenza del tipo bruno puro con altissime percentuali;
* muscoli mimici in apparenza ridotti;
* emogruppi con assenza del gruppo CW (come nei Baschi);
* macchie cerulee congenite a grande frequenza;
* dolicocefalia, la più elevata nelle popolazioni mediterranee;
* dermatoglifi chirodattili, palmari e plantari, con caratteristiche proprie;
* emopoiesi con particolari alterazioni.
Vari ricercatori di diverse università del mondo, nell' ottobre 2004, si sono recati in Sardegna per studiare una particolare peculiarità sarda. È stato constatato infatti nell' isola un numero elevato di uomini ultracentenari, fatto assai insolito altrove visto che sono le donne che generalmente arrivano ad età molto avanzata. Sono state proposte molte ipotesi, come la qualità dell' aria respirata o un particolare regime alimentare, ma principalmente gli studiosi sono interessati ad analizzare specifici fattori genetici presenti nella popolazione sarda, fattori che interagirebbero poi con le ipotesi prima accennate.
Torna alla pagina sul Golfo di Orosei o visita le altre pagine tematiche sulla Sardegna:
Wikipedia, l’ enciclopedia libera. Copyright 2001-2006 Comunità Wikipedia - Avvertenze
Questo articolo è disponibile nel rispetto dei termini della GNU Free Documentation License
Leggi questo articolo su Wikipedia.org - Modifica questo articolo su Wikipedia.org - Contribuisci alla Fondazione Wikimedia