La sua particolare posizione geografica, inserita al centro del Mediterraneo, le sue ricchezze minerarie e le sue fertili pianure, hanno fatto della Sardegna, sin dall’ antichità, un'isola molto ambita a cui le potenze coloniali antiche non potevano rinunciare.
Sempre in guerra con i Sardi dell’ interno, mai assoggettati, sia i Cartaginesi che i Romani deportarono nell’ Isola un vasto numero di schiavi, utilizzati per lavorare nelle miniere e nelle pianure come agricoltori, per la produzione intensiva di cereali.
Importante fu anche l’ afflusso di genti iberiche durante la dominazione aragonese e spagnola, mentre in epoca moderna, nel XIX secolo, furono molteplici gli insediamenti di pescatori Campani provenienti da Ponza e Torre del Greco, che si stabilirono nei centri marinari della costa nord orientale. Arrivarono poi popolazioni venete, chiamate da Mussolini ad insediarsi nelle bonifiche dell’ oristanese e che fondarono Mussolinia (1928), chiamata poi Arborea. Molti minatori giunsero da diverse parti d'Italia per popolare il grosso centro minerario di Carbonia, nel Sulcis (1935). Gli ultimi arrivi di popolazioni in ordine temporale, furono i Giuliano-Dalmati nel 1947, scampati all’ epurazione etnica perpetrata in Dalmazia e nell' Istria: si stabilirono a Fertilia, presso Alghero, nella Nurra.
In questi ultimi anni si assiste ad un flusso di immigrazione dai paesi del Maghreb e dall' Est Europa. Da terra di emigrazione, la Sardegna sta diventando terra di immigrazione. È notizia recente quella che nel comune di Arzachena, su una popolazione di 12.000 abitanti, più di 1000 persone sono di origine extracomunitaria e trovano lavoro nell’ industria turistica, nel commercio e nell’ agricoltura, una media molto più alta di quella nazionale.
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